Il primo processo dopo l’estate.
Il primo processo dopo l’estate ha sempre un sapore strano, che sia più o meno impegnativo ci costringe a tornare ad essere noi stessi.
Abbandonata l’aria del ricominciare, si ricomincia davvero e l’aria si fa meno frizzante e più competitiva. Il processo è competizione, spesso la tua prestazione influenza il Giudice e non puoi permetterti di sbagliare.
Per questo motivo ricominciare questo anno così strano con un’assoluzione fa sempre bene.
Oggi, quest’anno, proprio questo anno così strano, è successo. Forse non sarà stato il processo più importante, ma ciò che è certo è che una persona questa sera sarà sicuramente più serena. Dietro un’assoluzione, spesso, ci sono anni di sofferenze, di apprensioni e di “ingiustizie”. Sì, perchè subire un processo quando non si è colpevoli, per quanto si dica “va beh, ma poi sei stato assolto”, non è cosa facile. Una persona si mette in discussione, saggia con mano i tempi lunghi della giustizia, prova sulla sua pelle cosa vuol dire dover provare di non essere colpevole quando non lo si è. Il processo mediatico, com’è ormai uso e tradizione nella nostra nazione, ha portato alla conseguenza di rendere tutti Giudici anche dopo aver letto solo un articolo di giornale, e questa è una falla che uno stato di diritto, uno stato che garantisce lo status di innocente sino a condanna definitiva, non può permettersi. Ciò nonostante succede, quotidianamente, e fin quando non ci si passa “dentro” non si può capire cosa prova un innocente a processo.
Oggi abbiamo portato a casa un gran risultato per una persona che, in effetti, era un innocente a processo. Oggi possiamo sorridere e darci una pacca sulla spalla perchè, finalmente e almeno questa volta, possiamo dire che “giustizia è fatta”.
Ora rimbocchiamoci le maniche, perchè dopo ogni successo c’è una sfida più impegnativa, senza mai dimenticare quello che siamo: baluardi dello stato di diritto, di quella giustizia forse a volte imperfetta, che però non può essere che il faro che illumina la civiltà.
Avv. Chiara Sabbadini.
